Pseudonimizzazione o anonimizzazione: qual è la differenza?
Chi condivide documenti con dati personali incontra presto due termini: anonimizzazione e pseudonimizzazione. Vengono spesso usati come sinonimi, ma per il GDPR la differenza è notevole. I dati anonimi sono fuori dal GDPR; i dati pseudonimizzati restano dati personali. In questo articolo vediamo cosa significano, dove si trovano nel Regolamento e quando scegliere l'uno o l'altro metodo.
Che cos'è la pseudonimizzazione?
Il GDPR la definisce all'articolo 4, punto 5. In breve: i dati personali vengono trattati in modo che non possano più essere attribuiti a un interessato specifico senza l'utilizzo di informazioni aggiuntive. Queste informazioni aggiuntive (la "chiave") devono essere conservate separatamente e protette con misure tecniche e organizzative.
Un esempio: in una lettera sostituisce "Mario Rossi" con [PERSONA_1] e "IT60 X054 2811 1010 0000 0123 456" con [IBAN_1]. Chi vede solo la lettera non sa di chi si tratta. Lei però conserva un elenco in cui risulta che [PERSONA_1] è Mario Rossi. Con quell'elenco può sempre ripristinare i dati. Questa è pseudonimizzazione.
Che cos'è l'anonimizzazione?
Il termine "anonimizzazione" non è definito negli articoli del GDPR, ma è trattato nel considerando 26. Lì si legge che il Regolamento non si applica alle informazioni anonime, cioè ai dati che non si riferiscono (più) a una persona identificabile. Per stabilire se una persona è identificabile si considerano tutti i mezzi "di cui il titolare del trattamento o un terzo può ragionevolmente avvalersi", tenendo conto di costi, tempo e tecnologie disponibili.
La vera anonimizzazione è quindi irreversibile: non esiste più una chiave e la persona non è identificabile neppure combinando i dati. Le autorità europee per la protezione dei dati (allora il Gruppo di lavoro Articolo 29, nel parere 05/2014) indicano tre rischi da escludere:
- Individuazione (singling out): è possibile isolare una singola persona nei dati?
- Correlabilità (linkability): si possono collegare dati relativi alla stessa persona tra loro o con un'altra fonte?
- Deduzione (inference): si può dedurre qualcosa su una persona, come la professione o la città?
La differenza in sintesi
- Reversibile? Pseudonimizzazione: sì, con la chiave. Anonimizzazione: no.
- Si applica il GDPR? Pseudonimizzazione: sì, restano dati personali (considerando 26). Anonimizzazione: no.
- A cosa serve? Pseudonimizzazione: quando in seguito Le serviranno di nuovo i dati reali. Anonimizzazione: pubblicazioni, statistiche o esempi.
Perché la pseudonimizzazione è comunque utile
Poiché i dati pseudonimizzati restano soggetti al GDPR, alcuni pensano che sia inutile. Non è così. Il GDPR cita espressamente la pseudonimizzazione come misura adeguata: all'articolo 25 (protezione dei dati fin dalla progettazione), all'articolo 32 (sicurezza del trattamento) e all'articolo 89 (garanzie per ricerca e statistica). Limita i danni se un documento finisce nel posto sbagliato: senza chiave, il destinatario non vede nomi, numeri o indirizzi.
Come funziona in VerumVault. VerumVault sostituisce nomi, codici fiscali, IBAN, indirizzi e numeri di telefono con etichette come [PERSONA_1]. Il collegamento tra etichetta e valore reale (la "Cassaforte token") esiste solo nel Suo browser. Lei condivide quindi un testo pseudonimizzato e tiene la chiave per sé. Dopo la risposta dell'IA, ripristina i dati reali in locale.
Attenzione: le etichette da sole non sempre bastano
Anche senza nome un testo può tradire una persona. "L'unica sindaca della provincia" o "il nostro direttore che a marzo ha avuto un infarto" è subito riconoscibile per chi conosce il contesto. Rilegga quindi sempre un testo pseudonimizzato cercando:
- funzioni, ruoli e caratteristiche uniche;
- date ed eventi che rimandano a una sola persona;
- piccoli comuni, nomi di vie e di aziende;
- dati sulla salute, religione o altre categorie particolari (articolo 9 GDPR).
Sostituisca questi dettagli con indicazioni più generiche ("una sindaca", "in primavera") o li elimini se il destinatario non ne ha bisogno. È il principio di minimizzazione dei dati dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera c) GDPR.
Quale metodo scegliere?
- Far controllare una lettera dall'IA o da un consulente: pseudonimizzare. Vorrà poi usare la risposta con i nomi reali.
- Pubblicare una sentenza, un caso o un esempio: anonimizzare. Elimini la chiave e rimuova anche gli identificatori indiretti.
- Analisi interne o ricerca: spesso pseudonimizzare, con la chiave custodita da un'altra persona o un altro ufficio.
Per i passaggi pratici legga Anonimizzare un documento in 3 passaggi e Come anonimizzare una lettera secondo il GDPR. Usa strumenti di IA? Legga anche Usare ChatGPT nel rispetto del GDPR.
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Un documento pseudonimizzato contiene ancora dati personali?
Sì. Finché qualcuno può ricollegare i dati a una persona con una chiave o con altre informazioni, restano dati personali ai sensi del GDPR (considerando 26).
Un documento anonimizzato è fuori dal GDPR?
Sì, se l'anonimizzazione è davvero irreversibile e la persona non è identificabile con altri mezzi ragionevolmente utilizzabili.
Sostituire i nomi con etichette è anonimizzazione?
Di solito no. Se conserva il collegamento tra etichetta e nome, si tratta di pseudonimizzazione. Solo quando la chiave non esiste più e anche il contenuto non identifica nessuno si parla di anonimizzazione.
Dove si parla di pseudonimizzazione nel GDPR?
La definizione è all'articolo 4, punto 5. Come misura è citata, tra l'altro, agli articoli 25, 32 e 89 GDPR.